Incontrarsi nell'abbraccio dei gruppi riuniti di Biodanza della Liguria

Lo scorso 16 aprile ci siamo ritrovati a Imperia, ospiti dell’ultra-accogliente gruppo curato da alcuni anni da Laura Pastorelli: fiori, sardenaira (*), focaccia e torte di verdura ‘di benvenuto’ non sono mancati.

E soprattutto non è mancata la Biodanza, che in questa serata ha pienamente rinnovato la magia dell’incontro - o meglio: la poetica dell’incontro, come amava definirla Rolando Toro.

La Liguria, si sa, è terra faticosa dove è difficile incontrarsi per caso: alte valli che si buttano in mare fanno dei nostri centri quasi altrettante isole, separate a monte da crinali impervi, sulla costa da promontori scoscesi.

Siamo fatti così. Sarà per questo che l’invito all’incontro -un po’ azzardato, improvvisato, inatteso e ritagliato tra i mille impegni di ciascuno- è suonato come un autentico richiamo, e nel giro di pochi messaggi WhatsApp ci siamo ritrovati: tanti, e “da ogni dove”. In rappresentanza dei gruppi di Bordighera, Sanremo, Imperia, Albenga, Pietra Ligure, Finale, Savona; e mentre ciascuno di noi si presentava, evocava uno scorcio diverso di queste coste o valli, tutte amate, e ricche di profumi e caratteri diversi e peculiari, da Ventimiglia ad Albisola.

Dai primi semi portati a Ventimiglia dal Piemonte, oltre vent’anni fa, oggi la Biodanza comincia a diffondersi anche qui capillarmente, soprattutto grazie alla generazione più recente di facilitatori e tirocinanti. Il tema scelto per la serata è l’abbraccio.

Tema attuale, anzi urgente: sempre e tanto più -osserviamo- in questa fase mondiale che ci vede costruire nuovi muri e barriere.

“L’emozione legata all’abbraccio ha una qualità insostituibile - insegna Rolando Toro - che viene dall’atto di sostenere l’altro in tutta la sua umanità”.

E che emozione, quindi, incrociare ancora una volta i nostri sguardi: sguardi nuovi, sconosciuti; sguardi amici, sguardi che da tempo aspettavamo di ritrovare; sguardi di frontiera - Ventimiglia, ultimo nostro confine e , spesso, luogo di sconfinamento gioioso per i nostri gruppi biodanzanti, dalla Francia all’Italia, dall’Italia alla Francia; ma anche di sconfinamento proibito, qui, per l’umanità di passaggio, quella del domani fragile e incerto, con cui scambiare l’incontro fugace che a volte lascia un segno.
Aleggiava, nella nostra serata biodanzante piena di gioia di vivere, un sentimento di solidarietà che andava oltre il nostro cerchio.

Come ha poi scritto un partecipante:

“Ieri sera è stato toccante. Ho percepito come, in un periodo sociale buio e improntato all'esaltazione del sé, ci sono movimenti, persone, idee che possono e vogliono unirsi in un abbraccio di accoglienza e amore verso l'altro, verso lo sconosciuto, verso chi è diverso, nella condivisione di intenti, di gioia, immersi nel mare della danza della vita. È stato un incontro all'insegna della grande ‘visione’ di Rolando Toro.”

Ci siamo salutati ricordando quanto Simona Malta ha scritto tempo fa proprio su questo sito, in un suo bel testo dedicato al tema dell’abbraccio: nell’antichità due persone unite da un vincolo familiare, o di ospitalità, o di amicizia, rompevano in due una terracotta (anello, piatto, moneta) e ne tenevano un pezzo ciascuno come simbolo (dal greco sym-ballein, ‘gettare insieme’) di una unità viva anche a distanza, e che in un giorno futuro si sarebbe ricomposta. “Per questo -scrive Simona- mi piace pensare all’abbraccio come al simbolo della poetica dell’incontro umano di Rolando Toro, perché è in sé una rappresentazione di due parti che si uniscono, che si ritrovano e che in questo movimento si sono conosciute e hanno posto le basi per ri-conoscersi” .

Ogni essere umano porta con sé il suo pezzo di coccio, e ne ritrova nell’abbraccio l’unità.

Nella foto, gli organizzatori dell'evento: Alana Battistel, Anna Cannataro (tirocinante), Laura Pastorelli  Marco Muratore (tirocinante), Silvia Bordo, facilitatori dei gruppi di Biodanza di Liguria Ponente.

(*) è la tipica pizza ponentina: lievitata a lungo, senza mozzarella, con pomodoro acciuga e olive taggiasche

autore: 
Silvia Bordo
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