L'importanza della biodiversità

Abbiamo chiesto al professore Sonetti * dell'Università di Modena-Reggio di scrivere per noi un articolo che ci aiuti a capire perché è tanto importante preservare la biodiversità, rallentarne drasticamente la distruzione che oggi ha raggiunto un tasso fino a mille volte superiore a quello che era in origine e che, dicono ormai diversi scienziati, ci sta portando alla "sesta estinzione".
Capire è la condizione prima per poter avviare una svolta efficace e duratura nei comportamenti individuali e collettivi della nostra specie che, al di là dell'aspirazione di vivere in armonia con tutto il vivente, è stata definita "una specie invasiva", proprio a causa del suo agire predatorio, anche se spesso inconsapevole.

Mentre ai più è ora abbastanza chiaro che stiamo attraversando un’emergenza climatica la cui origine è l’avvento nella nuova era geologica ormai definita dell’Antropocene, per la caratterizzazione che le ha dato e le sta dando l’azione della specie umana, malauguratamente non vi è ancora una coscienza diffusa per un’altra emergenza che attraversa ormai tutto il pianeta. È quella che riguarda la biodiversità e il suo crescente impoverimento. Anche in questo caso e forse più che per il precedente, l’imputato è l’uomo, specie invasiva, dotata di un cervello che gli ha permesso di arrivare alla tecnologia, intesa come pratica umana concernente un comportamento utilizzatore/sfruttatore nei confronti della natura diretto alla produzione di beni per il suo interesse. Strumento quindi potentissimo ma a quanto pare con risvolti pericolosi se non letali per il resto del mondo vivente quando utilizzato fuori da un concetto di sostenibilità.  A partire dagli ecosistemi, l’attività umana ha trasformato quasi la metà della superficie del pianeta, pensiamo per esempio alla deforestazione, determinando, specialmente negli ultimi secoli, un pesante degrado e perdita di biodiversità fino a ipotizzare che l’azione dell’uomo stia portando a quella che è già considerata da molti scienziati come la sesta estinzione di massa. Con la differenza che le precedenti furono causate, nel corso di milioni di anni, da eventi catastrofici ma naturali mentre l’attuale, geologicamente parlando, è rapidissima e porta l’impronta inequivocabile della nostra specie.

Il termine biodiversità fu introdotto una trentina di anni fa da un entomologo, E. O. Wilson come sinonimo più scientifico ed esauriente di “natura o mondo naturale” per indicare la varietà con cui si presenta la vita sul nostro pianeta considerata su tre livelli: il numero delle specie attualmente esistenti, la diversità genetica all’interno di ciascuna di queste e l’ampio ventaglio di ecosistemi terrestri in cui le specie hanno potuto diversificarsi e adattarsi attraverso un processo di mutazione e selezione. Tutto ciò in una storia evolutiva di quasi tre miliardi di anni mentre la nostra presenza come Homo sapiens, ovvero come specie che ha messo a punto e sfruttato le capacità tecnologiche per sopravvivere e predominare con successo relativo risale a non più di duecentomila anni fa, come dire pochi secondi in un giorno di 24 ore.

Per quanto riguarda il numero delle specie attualmente presenti sulla Terra si ritiene che si possa arrivare con cifre approssimativamente attendibili intorno ai 5 milioni (anche se in passato si era ipotizzato molto di più) ma attualmente se ne conosce o è descritta solo una quota inferiore ai due milioni. Ciò significa che dobbiamo ancora conoscere la maggior parte delle specie ma corriamo il rischio di non poterlo fare perché l’attuale tasso di estinzione è già molto superiore a quello naturale di fondo, arrivando come media al 5% di specie perdute ogni anno, circa 20.000, mentre ne vengono scoperte di nuove intorno alle 18 mila. Ciò significa che si sta estinguendo un numero di specie di cui non avremo mai conoscenza.

L’impatto dell’uomo sulla biodiversità si manifesta in varie forme, dal cambio d’uso del suolo naturale per la necessità delle colture agricole e degli insediamenti, al sovra sfruttamento delle risorse, che non dà tempo sufficiente al loro rinnovo, pensiamo per esempio al prelievo ittico che ha già rimosso più di un terzo della produzione primaria dei mari, fino ad arrivare all’inquinamento dell’ambiente con il rilascio dei nostri rifiuti e scarti - altra “invenzione” prettamente umana - che siano questi solidi, liquidi o gassosi.

Tutto ciò sta creando danni incalcolabili alla biosfera che è il mondo in cui viviamo e che ci fornisce servizi essenziali per la qualità della nostra vita. L’immagine dell’uomo che sta segando il ramo dell’albero su cui è seduto è ben emblematica del pericolo che corriamo ma anche della stupidità che stiamo dimostrando.

Wilson in un recente libro propone, per arginare il collasso, di destinare metà del pianeta a noi e metà a un’immensa e inviolabile riserva naturale per milioni di specie animali e vegetali. Al di là della praticabilità di una simile idea, quello che ci dovrebbe far decidere per fare una scelta di saggezza non sarebbe solamente una questione etica o addirittura religiosa, per esempio per chi dovrebbe, a maggior ragione, rispettare ciò che ha creato il Dio in cui crede... è principalmente una questione di opportunità se vogliamo continuare la nostra storia su questo pianeta. Infatti solamente un ambiente molto vario e ricco di biodiversità potrà sopportare meglio ed essere resiliente di fronte all’inevitabile impatto delle attività umane o come sta avvenendo, di fronte a cambiamenti planetari come quello climatico, anch’esso con una forte responsabilità umana.

La tutela della biodiversità è quindi fondamentale da tutti i punti di vista: preservare gli ambienti naturali, controllare le emissioni che alterano il clima, salvaguardare i corsi d’acqua e l’approvvigionamento idrico, mantenere la varietà naturale delle colture, proteggere le specie di animali in via d’estinzione e tutelarle, è ormai diventato un obiettivo prioritario da perseguire in tutti i modi. Senza dimenticare che la biodiversità ha un altissimo valore spiritualeper molte popolazioni native della Terra, che ancora hanno un profondo legame atavico di rispetto e venerazione con il proprio territorio.

Sto scrivendo questa nota dalla stazione biologica meteoclimatica “Italia Costa Rica” nella foresta tropicale del Paese centroamericano dove sto conducendo ricerche sulla meravigliosa biodiversità che qui ancora si trova.  È notte e ho lasciato una luce a illuminare la parete esterna del mio alloggiamento. La quantità di diverse farfalle notturne ed altri insetti che si vengono a posare è incredibile. Mi piace pensare che forse tra queste ve ne è almeno una ancora sconosciuta alla scienza ma soprattutto, come essere biologico che ha raggiunto una condizione di coscienza sento pienamente che devo rispetto ad ogni forma di vita sia pure quella di una piccola farfalla che con la sua forma e i suoi colori mi ricorda che non siamo i soli a dover condividere questo pianeta.

 

* Biologo, è da più di 25 anni impegnato in progetti di rigenerazione di foreste e protezione della biodiversità in aree tropicali, dove la concentrazione di specie diverse è più alta.

autore: 
di Dario Sonetti
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