Neuroscienze e Biodanza

Il processo di integrazione genetico-ambientale
Un approccio della Teoria dei Sistemi Adattativi Complessi

“You have to look at the way the various pieces support each other to know which side is in the stronger situation. It’s the interaction of the pieces from which the strength emerges.  It’s the same in all complex adaptive systems.  Interaction is the key”
John Holland, Complexity (2nd Edition) page 220 .

Fino a poco tempo fa, la nostra comprensione del mondo si basava sulla fisica Newtoniana, che se ben spiega i sistemi meccanici, suppone che a partire dallo studio delle parti individuali si può predire il tutto.  Dal secolo XIX, la cultura assimilò le idee di Darwin, il cui contributo al concetto di evoluzione fu di grande importanza.  Senza dubbio, questo include idee quali la competitività e la sopravvivenza , che influirono negativamente sulla visione di come funziona il mondo e, per estensione, di come funziona la società.

Così, la nostra percezione del mondo che include i sistemi sociali, economici, le comunità e i sistemi naturali, è in larga misura influenzata da tali metafore.  Questo portò Fritjof Capra (1985) a dire che la nostra attuale comprensione dei sistemi sociali ha due radici: la scienza meccanicista di Newton e il patriarcato che legittima la gerarchizzazione delle parti in termini di dominio e competitività.
A partire da queste radici si generano le seguenti supposizioni sul mondo:
-     La sequenza fra le cause e i loro effetti sono chiaramente individuabili.
-     I sistemi di dominio e autorità, così come i concetti di inferiore e subordinato, sono logici, necessari e “naturali”.
-    Il caos e l’anarchia costituiscono la norma, in modo che l’ordine deve essere imposto da un’autorità superiore con la forza.

Nell’anno 2002 Ernest Rossi (Dottore in Scienze, analista Junghiano, autore di numerosi libri e pubblicazioni), pubblicò il libro “La Psicobiologia dell’espressione del gene: Neuroscienza e neurogenesi nell’ipnosi e nelle arti curative”. 
Questo sarebbe il primo libro ad integrare le nuove ricerche nelle neuroscienze, in cui si esplorano la teoria, la ricerca e la pratica di ottimizzare l’espressione genica e la neurogenesi per facilitare la crescita del cervello e la guarigione.  Rossi (1996, 1999, 2000) sviluppa un modo di vedere la relazione fra geni ed esperienza umana che differisce notevolmente dalle discipline accademiche di genetica del comportamento, dalla psicologia evolutiva e dalla sociobiologia.  È la creazione di una nuova disciplina, la genomica psicosociale: come le esperienze soggettive della coscienza umana, la nostra percezione di libero arbitrio, comportamento e dinamica sociale possono modulare l’espressione dei geni e viceversa.  Questo indica il modo in cui usare questi dati per creare una nuova visione del ruolo essenziale dell’arte, della cultura e delle lettere - come anche la psicoterapia e le arti curative - per facilitare la condizione umana.
Esplora l’applicazione delle scoperte di Neuroscienze circa l’effetto che avrebbe il nuovo, il meraviglioso (concetto junghiano del numinoso) l’arricchimento esistenziale e dell’esercizio nel modulare l’espressione genetica.
Questo permetterebbe la neurogenesi e la crescita del cervello per facilitare una nuova memoria e un nuovo apprendimento, sia negli adulti sia nei bambini.  Il concetto di genomica psicosociale corrisponde alle vie di comunicazione fra la mente e il corpo e si inserisce nelle scienze mediche emergenti della psicoimmunologia, per esempio nelle ricerche sulle cellule troncali che possono ottimizzare la salute e il recupero delle malattie derivate dallo stress.  Una nuova visione di come usare la nostra coscienza per co-creare noi stessi.  Un dialogo positivo fra mente e materia, così come fra natura ed educazione.

L’evoluzione individuale non si basa sui rendimenti raggiunti all’interno della nostra cultura, ma nello sviluppo e nell’integrazione dei cinque canali di espressione del potenziale genetico: vitalità, sessualità, creatività, affettività e trascendenza.  Il processo di integrazione induce stati di pienezza.  Questi stati permettono all’essere umano di trascendere la propria programmazione filogenetica senza tradire gli embrioni della vita (1).

Eric Kandel, premio Nobel in Fisiologia nell’anno 2000, diede impulso ad un nuovo approccio alla psichiatria “nella misura in cui la Psicoterapia sia effettiva e provochi cambiamenti di condotta a lungo termine, presumibilmente lo faccia attraverso l’apprendimento, producendo cambiamenti nell’espressione genica che alterano la forza delle connessioni sinaptiche e cambiamenti strutturali che alterano i modelli anatomici di interconnessioni fra le cellule nervose del cervello.  Poiché lo studio della risoluzione delle immagini del cervello sta progredendo, eventualmente permetterà una valutazione quantitativa del risultato delle psicoterapie.  Le influenze sociali saranno biologicamente incorporate nell’espressione alterata di geni specifici all’interno di cellule nervose specifiche, in regioni specifiche del cervello.  Queste alterazioni socialmente influenzate sono trasmesse culturalmente.  Non sono incorporate nell’ovulo né nello spermatozoo, pertanto non vengono trasmesse geneticamente”.

Il futuro non è completamente contenuto nel passato.  Il potenziale genetico è una forza attiva che appartiene al presente e possiede un dono di genesi attuale.  La trascendenza consiste nel creare più vita, a partire dalla vita.

Le esperienze della vita, i pensieri, le emozioni e il comportamento possono modulare l’espressione e la neurogenesi in modo tale da poter davvero cambiare la struttura fisica del cervello.

Le vivencias indotte dalla musica in Biodanza, possono creare ‘effetti’ simili a questi neurotrasmettitori, così come quelli di alcuni ormoni.  Questo significa che alcuni esercizi specifici di Biodanza inducono ‘effetto dopaminergici’, ‘effetti endorfinici’, ‘effetti gaba’, ecc.
La nostra ipotesi è che tali effetti indotti dalle vivencias di Biodanza attiverebbero i circuiti neurologici e le ghiandole nei quali si producono le rispettive azioni neurobiologiche, endocrine o immunologiche.

La plasticità neuronale è un tema centrale della neurobiologia moderna, dai meccanismi cellulari e molecolari di formazione di sinapsi nella Mosca Drosophila fino al recupero comportamentale in pazienti adulti infortunati (Rosenzweig e Bennet, 1996).  Nonostante che i metodi usati per misurare la risposta plastica differiscano, si crede che lo stimolo richiesto per indurre plasticità sia attività – dipendente. Il focus principale delle ricerche è stato nei cambiamenti neuronali che accadono in risposta a una stimolazione complessa da ambienti arricchiti, specialmente con l’esercizio e l’apprendimento.
Uno scheletro concettuale moderno per la plasticità neuronale nel cervello adulto fu formulato da Hebb (1949), il quale postulò che quando una cellula eccita  ripetutamente un’altra, avviene un cambiamento in una o in entrambe le cellule in maniera tale che una cellula diventa più efficiente nello stimolare l’altra.  Questo punto di vista è stato esteso per includere la plasticità di vari substrati anatomici definiti, tali come sinapsi, neuriti o neuroni completi.  Hebb fu il primo a proporre l’ambiente arricchito come un concetto sperimentale.  Nei primi anni ’60 furono avviate due approssimazioni sperimentali per investigare gli effetti dell’esperienza sul cervello.  Hubel e Weisel (1970) stabilirono un programma per esaminare gli effetti della privazione visiva selettiva durante lo sviluppo sull’anatomia e fisiologia della corteccia visiva e Rosenzweig e i collaboratori (1966) introdussero gli ambienti arricchiti come concetto scientifico verificabile.  Negli studi iniziali furono misurati gli effetti di stimoli ambientali su parametri quali il peso totale del cervello, il contenuto totale di DNA o RNA o delle proteine totali del cervello.  Più tardi, molti studi hanno dimostrato che la stimolazione ambientale induce varie risposte di plasticità nel cervello adulto, dai parametri biochimici all’arborizzazione, alla gliogenesi, alla neurogenesi e all’apprendimento migliorato. 
La definizione standard di ambiente arricchito è “una combinazione di stimolazione inanimata e sociale”.  Questa definizione implica che la rilevanza del contributo di fattori unici non può essere facilmente separata, ma ci sono buone ragioni per supporre che sia l’interazione dei fattori ad essere essenziale in un ambiente arricchito (Van Praag e coll. 1996; Rosenzweig e coll. 1996).
Sono state proposte molte teorie sul modo in cui l’ambiente arricchito influenza il cervello.  Fra queste vi è l’ipotesi di svegliare, che enfatizza quella che viene definita “risposta del risvegliare” degli animali che si confrontano con ambienti nuovi e complessi e l’ipotesi dell’apprendimento e della memoria nella quale i mediatori dei cambiamenti morfologici è vista nei meccanismi che soggiacciono ai processi di apprendimento
Il campo delle neuroscienze e delle scienze cognitive stanno aiutando a soddisfare questa curiosità fondamentale circa il modo in cui le persone pensano e apprendono (National Academy of Science, 2003).

I progressi nelle neuroscienze stanno confermando le posizioni teoriche avanzate dalla psicologia dello sviluppo di molti anni fa, come l’importanza dell’esperienza precoce nello sviluppo (Hunt, 1961).  Ciò che è nuovo è l’evidenza convergente di vari campi scientifici. 

Alcune sono le scienze dello sviluppo psicologico, la psicologia cognitiva e le neuroscienze, che hanno contribuito a formare un quadro più completo del modo in cui avviene lo sviluppo intellettuale.  La conoscenza di alcuni dei meccanismi di apprendimento da parte della neuroscienza è stata possibile grazie all’avvento di tecnologie non invasive che permettono di osservare il processo di apprendimento umano direttamente tali come la tomografia di emissione di positroni (PET) e lo studio delle immagini di risonanza magnetica funzionale (FMRI).
    Grazie a queste ricerche si è concluso che (National Academy of Science, 2003):
-    L’apprendimento cambia la struttura fisica del cervello
-    Questi cambiamenti strutturali alterano l’organizzazione funzionale del cervello, ossia, l’apprendimento organizza e riorganizza il cervello.
-    Differenti parti del cervello possono essere pronte ad apprendere in tempi differenti.

La musica utilizzata in Biodanza viene rigorosamente selezionata in relazione agli esercizi e alle vivencias che si desidera raggiungere.  Per selezionare la musica si richiede una preparazione in semantica musicale e conoscenze circa i suoi effetti sull’organismo.

    Dal punto di vista della neuroscienza, l’istruzione e l’apprendimento sono molto importanti nello sviluppo del cervello dei bambini.  Lo sviluppo psicologico implica interazioni continue fra il bambino e l’ambiente esterno.  Questo portò alla ricerca  di quanto dipende dai geni e quanto dall’ambiente, nonostante vari autori abbiano suggerito che porsi questa domanda è come chiedersi che cosa contribuisce di più all’area del rettangolo, se la lunghezza o la larghezza. (Eisenberg, 1995).

Lo sviluppo del potenziale creativo attraverso l’esistenza (ontogenesi) si articola con gli ecofattori che stimolano o inibiscono il potenziale creativo.
Dinnanzi alla difficoltà di unificare l’esperienza cosmogonica in un senso stretto, in Biodanza sono stati presi elementi universali per riprodurre, in una danza, la vivencia personale di creazione del mondo, le serie di movimenti che conducono dal caos al cosmo.  Questo processo, nella nostra concezione, non si svolge in un ciclo chiuso o lineare, ma risponde ad un modello evolutivo a spirale logaritmica.  Così, l’universo si perfeziona attraverso processi successivi di integrazione, in circuiti vitali ogni volta più differenziati.  Il meccanismo integratore è l’amore comunitario, la connessione con la vita.
Martin Buber, Pichón Riviere, James Hillmann e Kenneth J.Gergen hanno iniziato la ricerca dell’essere umano come ‘essere relazionale’.  È nato ‘l’uomo ecologico’.

    Gli investigatori in neuroscienze studiano l’anatomia, la fisiologia, la chimica e la biologia molecolare del sistema nervoso con particolare interesse al modo in cui l’attività del cervello si relaziona con il comportamento e l’apprendimento.  Come si sviluppa il cervello?  Ci sono tappe nel suo sviluppo?  Ci sono periodi critici in cui devono accadere determinati processi affinché si sviluppi normalmente?  Come si codifica l’informazione nel cervello in via di sviluppo e nel sistema nervoso adulto?  E forse la domanda più importante: in che modo l’esperienza influisce sul cervello?

    Durante il processo di sviluppo, il diagramma di “cablaggio” del cervello si crea attraverso la formazione di sinapsi.  Alla nascita, il cervello umano ha solo una piccola proporzione dei trilioni di sinapsi che eventualmente avrà (Calof 1995).  Il resto delle sinapsi si forma dopo la nascita e una parte di questo processo viene guidato dall’esperienza.  Le connessioni sinaptiche si aggiungono fondamentalmente in due modi.  Il primo modo è che queste sinapsi sono sovraprodotte e in seguito si perdono.  Questo è un meccanismo fondamentale che usa il cervello per incorporare informazioni dall’esperienza e tende ad accadere durante i primi periodi dello sviluppo.  Nella corteccia visiva una persona ha molte più sinapsi a 6 mesi di vita che non da adulto.  Questo perché più e più sinapsi si formano nei primi mesi di vita, per poi scomparire a volte in quantità importanti.  Il tempo richiesto affinché questo fenomeno accada varia secondo le diverse aree del cervello, da 2 a 3 anni nella corteccia visiva dell’umano e da 8 a 10 anni in alcune parti della corteccia frontale (Huttenlocher e coll. 1997).
    Il secondo meccanismo di formazione di sinapsi avviene attraverso l’aggiunta di nuove sinapsi (Gould e coll. 1999).  Questo processo opera nel corso di tutta la vita umana ed è particolarmente importante in tappe tardive.  Questo processo non solo è sensibile all’esperienza, ma viene condotto dall’esperienza.  L’aggiunta di sinapsi probabilmente è la base di qualche o forse di molte forme di memoria.

Il mio approccio consisteva nell’includere l’attività corporea e stimolare le emozioni attraverso la danza e l’incontro umano.  Iniziai sessioni di danze con malati mentali, internati nella sezione dell’ospedale diretta dal Professor Agustín Téllez.  Con l’obiettivo di indurre armonia e tranquillità nei pazienti psichiatrici, proposi danze armoniose e lente, ad occhi chiusi.  L’osservazione rivelò che tali esercizi avevano effetti controproducenti, poiché conducevano con facilità gli infermi a stati regressivi.   In questi casi le allucinazioni e i deliri si accentuavano e potevano durare vari giorni.  Indubbiamente, i malati che per definizione hanno una identità mal integrata, si dissociavano ancora di più quando realizzavano movimenti che inducevano regressione.  Questo risultato, apparentemente negativo, suggeriva una forte mobilizzazione dei contenuti dell’inconscio.  In sessioni seguenti suggerii danze euforizzanti, a partire da ritmi allegri, che stimolavano la motricità.  Il risultato fu un notevole aumento del senso di realtà e la scomparsa dei deliri e delle allucinazioni.
Queste esperienze e osservazioni iniziali costituirono la base per la costruzione di un modello teorico operativo, nel quale furono localizzati, in un polo, gli esercizi di regressione, e nell’altro polo, gli esercizi di rafforzamento dell’identità.

    Il ruolo dell’esperienza nel cablaggio del cervello è stato chiarito da ricerche sulla corteccia visiva in animali e umani (Hubet e coll. 1970; Beaulieu e Cynader 1999).  Negli adulti gli stimoli che entrano nel cervello dai due occhi terminano separatamente in regioni adiacenti della corteccia visiva.  In seguito, i due stimoli convergono in un gruppo vicino di neuroni.  Le persone non nascono con questo modello neuronale, ma durante il processo di vedere, il cervello si separa da alcune connessioni.

L’integrazione adattativa è il processo in cui i potenziali genetici, altamente differenziati, si esprimono e si organizzano in sistemi ogni volta più complessi, creando una rete di interazioni che potenziano l’identità.

La sovrapproduzione e la selezione di sinapsi possono procedere a velocità diverse in diverse parti del cervello.  Nella corteccia visiva primaria l’incremento maggiore nella densità di sinapsi accade relativamente in fretta.  Nella corteccia frontale media, una regione chiaramente associata a funzioni cognitive superiori, la produzione di sinapsi inizia prima della nascita e la densità di sinapsi continua ad aumentare fino ai 5-6 anni di età.  Il processo di selezione continua per i seguenti 4-5 anni e termina nell’adolescenza.
Dopo che il ciclo di sovrapproduzione e selezione di sinapsi ha fatto il suo corso, avvengono altri cambiamenti nel cervello.  Questi paiono includere tanto la modifica delle sinapsi esistenti quanto l’aggiunta di sinapsi nuove al cervello.  Le ricerche suggeriscono che l’attività del sistema nervoso associato alle esperienze di apprendimento in qualche modo causano la creazione di nuove sinapsi nelle cellule nervose (Black e coll. 1990).  In contrasto con il processo di sovrapproduzione e selezione di sinapsi, l’aggiunta e la modifica di sinapsi avvengono durante tutta la vita e sono provocate dall’esperienza.
Le alterazioni che avvengono nel cervello durante l’apprendimento sembrano far sì che le cellule nervose siano più efficienti.  Gli animali che crescono in ambienti complessi hanno un volume di capillari maggiore e quindi un maggior apporto di sangue al cervello rispetto a quelli allevati in gabbia.  In questo modo l’esperienza aumenta la qualità totale del funzionamento del cervello.  Negli animali cresciuti in ambienti arricchiti, c’è anche un maggior numero di astrociti per neurone.  Il peso e la dimensione della corteccia cerebrale varia quando si collocano topi adulti in gabbie arricchite dalla presenza di un insieme di oggetti per giocare e sperimentare (e che vengono cambiati), e di altri topi, per indurre il gioco e l’esplorazione.  Questi animali risolvono anche una varietà di problemi in modo migliore rispetto a quelli allevati in condizioni standard di laboratorio.  Entrambe le situazioni, la presenza interattiva di un  gruppo sociale e il contatto fisico diretto con l’ambiente, sono fattori importanti (Kempermann, 1997).

La carezza è uno degli strumenti fondamentali di Biodanza, che induce cambiamenti funzionali negli ambiti organico ed esistenziale.  La carezza risveglia la fonte del desiderio ed esprime l’identità.  Le terapie e la medicina possiedono, generalmente, un’alta tecnologia e una semantica sofisticata, ma una totale carenza di affetto.  Lo sviluppo dell’erotismo è essenziale nel processo di cambiamento.  Le motivazioni esistenziali si arricchiscono con la forza dell’eros e il desiderio di amore.

Gli animali in ambienti complessi non solo apprendono dalle loro esperienze, ma corrono, giocano e fanno esercizi.  La domanda è se la sola attivazione può produrre cambiamenti nel cervello, senza che i soggetti apprendano.  A questo fine, sono stati studiati quattro gruppi di topi: un gruppo denominato “acrobati” venne addestrato ad evitare una serie di ostacoli, il che fu raggiunto in un mese circa.  Un secondo gruppo di topi “con esercizi obbligati” fu fatto correre due volte al giorno per 30 minuti, con un intervallo di 10 minuti fra le due corse.  Il terzo gruppo di “esercizio volontario” aveva accesso libero ad una ruota.  Il quarto gruppo veniva tenuto nelle gabbie senza far esercizi.  I risultati mostrarono che il volume dei vasi sanguigni era maggiore nel secondo e terzo gruppo rispetto agli altri.  Quando si analizzò il numero di sinapsi per neurone, il gruppo di “acrobati” era quello che ne mostrava il maggior numero (Black e coll. 1990).

IL SIGNIFICATO PRIMORDIALE DELLA DANZA

Attraverso la storia della danza, nella nostra società, è stato evidenziato il forte proposito di formare buoni ballerini, che siano in grado di raggiungere, mediante l’esercizio e l’apprendimento, alti livelli di ottimizzazione nella destrezza e nella bellezza dei movimenti.  Quando il ballerino di danza mette in azione i suoi movimenti, aggiustandoli a necessità estetiche, sta attivando una serie di funzioni vincolate al controllo volontario.  Fra esse possiamo menzionare: movimenti intenzionali, dislocamento cosciente nello spazio, semantica espressiva in relazione a determinati codici gestuali, coordinazione uditivo-sonora e viso-motoria, localizzazione intorno ad altre figure referenziali e relazionate.
Esiste, tuttavia, una possibilità completamente differente che consiste nel trasformare il danzatore in danza.  Questo percorso è stato realizzato in cerimonie di religioni arcaiche, in alcune danze mistiche e di estasi.  In questi casi l’individuo entra in uno stato vivenciale nel quale giunge ad ‘essere danza’. 
Per ottenere lo stato di trance, che permette al danzatore di arrivare ad ‘essere danza’, è necessario partire da un tonus ‘aperto’ agli impulsi propriocettivi spontanei; uno stato incondizionale e recettivo, libero da qualunque proposito di teatralizzazione.  In queste condizioni, l’individuo ‘permette’ che la musica si infiltri nel suo organismo e induca lo stato cenestesico-vivenciale.  ‘Essere danza’ costituisce un’esperienza straordinaria, la più potente fonte di rinnovamento ed energizzazione.  Biodanza propone questa possibilità di una danza organica, basata sulla vivencia e non sulla coscienza.
Mediante gli esercizi e le danze, Biodanza genera campi specifici molto concentrati per stimolare i potenziali genetici.  Una sessione di Biodanza è un bombardamento di ecofattori positivi sulla funzione integratrice-adattativa-limbico-ipotalamica.

    Durante lo sviluppo, i fattori di crescita forniscono importanti segnali extracellulari che regolano la proliferazione e la differenziazione delle cellule troncali e delle cellule progenitrici nel sistema nervoso centrale.  Si è notato che nel cervello maturo questi fattori potranno funzionare nella plasticità sinaptica, nell’apprendimento, nell’arricchimento, nell’esercizio e nella neurogenesi (Pham e coll. 1999).
    Si crede che la mancanza di espressione genica e di neurogenesi ottima sia associata con la depressione psicologica.  Le nuove teorie sulla depressione maggiore, le cui cause biologiche sono state difficili da spiegare, postulano che potrebbero risultare dalla perdita di plasticità neuronale nell’ippocampo. (Kempermann, 2002).
    Si postula che l’ipotesi che la felicità e le attitudini psicologiche positive, per contrasto sarebbero associate ad una espressione genica ottima che condurrebbe a neurogenesi, cura e benessere (Rossi, 2002).  L’effetto novità-numinoso-neurogenesi è un sistema adattativo complesso che fornisce la base di una nuova neuroscienza per la psicobiologia della psicoterapia.
    I primi studi sugli ambienti arricchiti già riportavano un aumento di neurotrasmettitori come l’acetilcolina.  Si è anche dimostrato che aumenta l’espressione selettiva del gene con il ricettore di serotonina A1.  Il calo di serotonina diminuisce la neurogenesi nella fascia dentata (gyrus dentatus) di topi adulti (Brezun e Dszuta, 1999).  Recentemente è stato riportato che l’attività fisica può cambiare l’attività di vari sistemi di neurotrasmettitori nel cervello.  L’esercizio influenza i parametri colinergici, e influisce sulla ricezione di colina nell’ippocampo e nella corteccia.  Inoltre, aumenta l’attività dei sistemi oppioidi.  E ancor più, le monoammine come la noradrenalina e la serotonina sono attivate dall’attività fisica.

Si trattava di un sistema nel quale i movimenti e le cerimonie di incontro, accompagnati da musica e canto, inducevano ‘vivencias’ in grado di modificare l’organismo e l’esistenza umana a diversi livelli: organico, affettivo-motorio e esistenziale.

Vari laboratori hanno studiato gli effetti dell’esposizione ad ambienti arricchiti in condizioni patologiche, di stress e invecchiamento (Zhao, 2000).  In generale, gli effetti dell’arricchimento in condizioni come shock, epilessia e invecchiamento sono benefici.  L’arricchimento può avere effetti benefici anche sulle condizioni genetiche.  In topi portatori del transgene per la malattia di Huntington, l’arricchimento ritarda il manifestarsi del deficit di comportamento come la coordinazione motoria (Van Dellen, 2000).  Ancor più, è stato dimostrato che l’arricchimento influisce sulla memoria e la neurogenesi in ceppi di topi che si sa essere scarsi nell’apprendimento (Kempermann, 1997).  In questo genere di topi, l’esposizione ad ambienti arricchiti stimola la neurogenesi e migliora l’apprendimento.  Questi risultati mostrano che l’ambiente arricchito può annullare le restrizioni genetiche.
Le ricerche sull’espressione genica relazionata con quelle sulla condotta sono ancora incipienti.  Esiste una classe di geni denominati geni precoci immediati che rispondono significamente in pochi minuti a eventi della vita rilevanti, in modo adattativo.  Si propone l’idea di utilizzare l’espressione di questi geni come ponte fra mente, cervello e corpo (Castes e coll. 1999; Gasser e coll. 1990).  La prova sperimentale dell’effetto clinico della dinamica psicosociale delle terapie mente-corpo potrebbe essere svolta con lo studio delle immagini del cervello, dei chip genici del DNA e delle proteine.

La nostra finalità è attivare profonde vivencias armonizzatrici, attraverso la danza e gli esercizi di comunicazione di gruppo.  Ipoteticamente, possiamo suggerire che la depressione sia causata dalla perdita, le cui variabili biochimiche, specialmente sul metabolismo cerebrale e sul sistema immunologico, favoriscono l’apparizione dei fuochi cancerogeni.  È evidente che la perdita influisce, in modi molteplici, nei progetti di autoregolazione dell’organismo, aumentando temporaneamente l’entropia del sistema.  Penso che lo stress emotivo forte produca disturbi nei circuiti di integrazione, creando le possibilità di cambiamento e provocando una certa instabilità nei meccanismi regolatori. 

La Biodanza fornisce un metodo favorisce il numinoso e l’espressione dei potenziali genetici, che non hanno una struttura gerarchica, ma reti che si potenziano. 
Sette fattori della Biodanza contribuiscono all’arricchimento delle esperienze umane:
1.    Musica
2.    Danza integrativa
3.    Gruppo: matrice di rinascita
4.    Trance e regressione
5.    Carezza
6.    Vivencia
7.    Espansione di coscienza

Nelle scienze della salute sta emergendo una nuova visione di come si inter-relazionano le cellule troncali, lo stress, l’espressione genica, la neurogenesi e la guarigione.
Lo stress a tutti i livelli, dal sociale allo psicologico, al fisico, al traumatico, conduce al danno e all’invecchiamento delle cellule individuali che costituiscono i tessuti e gli organi del corpo.  Il meccanismo generale di recupero da un tale stress, trauma e danno  avverrebbe attraverso le cellule troncali (Fuchs e Segre, 2000).  Tali cellule sono state descritte come la “riserva di madre natura”, dato che, così come le cellule embrionali, trattengono la capacità di esprimere qualsiasi gene che sia necessario per sostituire le cellule danneggiate.  Lo stress, il trauma, il danno e molti tipi di malattia danno segnali molecolari che attivano la sintesi di proteine nelle cellule troncali residenti nei tessuti colpiti.

Il recupero con questo modello di espressione genica è stato documentato in cellule troncali del cervello, del muscolo, della pelle, dell’epitelio intestinale, del midollo osseo, del fegato, del cuore e di altri tessuti.  Inoltre, è stato riportato il ruolo inibitorio degli ormoni dello stress nella neurogenesi (come il glucocorticoide).  In questo stesso modo, sarebbe importante investigare il grado in cui il nuovo, l’ambiente aricchito, l’esercizio fisico possono indurre tale espressione genica.
Questi nuovi principi sono stati presentati come la fondazione psicobiologica della Psicologia Positiva, per dare impulso alle persone ad apprendere ad ottimizzare il proprio sistema naturale di guida interiore, per risolvere i propri problemi attraverso la propria creatività.

Senza dubbio, la mia proposta non consiste solo nel danzare, ma nell’attivare, mediante alcune danze, i potenziali affettivi e di comunicazione che ci mettono in connessione con noi stessi, con il nostro simile e con la natura.  Ma come potremmo cambiare il mondo senza cambiare noi stessi? 
La nostra finalità è attivare profonde vivencias armonizzatrici, attraverso la danza e gli esercizi di comunicazione di gruppo.

La sfida etica è scoprire nuovi metodi di ricerca per l’esplorazione profonda e l’implementazione pratica dei metodi per la riscoperta e la ricreazione della natura umana.  Le forme di psicoterapia praticate attualmente hanno lo svantaggio che sono limitate all’osservabile, il livello fenotipico della condotta.  Si pensa che nel futuro, senza dubbio, saremo in grado di usare lo studio delle immagini del cervello, dei chip genici e delle proteine per comprovare il valore di queste approssimazioni nella facilitazione reale dell’espressione genica, della neurogenesi e della guarigione a livello molecolare.

La musica è lo strumento di mediazione fra l’emozione e il movimento corporeo.  È un linguaggio universale, accessibile a bambini e adulti di qualunque epoca e regione.  La sua influenza va direttamente all’emozione, senza passare per i filtri analitici del pensiero.  La musica stimola la danza espressiva, la comunicazione affettiva e la vivencia di se stesso.  L’organo per sentire la musica non è l’udito, ma il corpo.  L’identità è permeabile alla musica, e quindi può esprimersi attraverso di essa.
Le vivencias indotte dalla musica in Biodanza possono creare ‘effetti’ simili a questi neurotrasmettitori, così come quelli di alcuni ormoni.  Questo significa che Alcuni esercizi specifici di Biodanza inducono ‘effetti dopaminergici’, ‘effetti endorfinici’, ‘effetti gaba’, ecc.
La nostra ipotesi è che tali effetti indotti dalla vivencia di Biodanza attiverebbero i circuiti neurologici e le ghiandole per produrre le rispettive azioni neurologiche, endocrine o immunologiche.
Poiché l’organismo umano è un ologramma vivo in permanente trasformazione, le relazioni fra le emozioni, il sistema nervoso, il sistema endocrino e il sistema immunitario, sono di estrema complessità.

    Studi recenti di genomica funzionale indicano che l’intelligenza umana, la neurogenesi e la crescita del cervello sono plastiche o mutevoli in funzione di esperienze arricchenti che evochino vari modelli complessi e coordinati di espressione genica.  L’esperienza di vita non può cambiare l’eredità biologica dei geni come studiato dalla genetica Mendeliana.  L’esperienza della vita può senza dubbio modulare l’espressione di una certa quantità di geni attraverso il ciclo di vita.   Ovvero, l’intelligenza e altre funzioni psicobiologiche umane sono relazionate con l’educazione (cambiamenti flessibili nell’espressione genica) in risposta ai cambiamenti che avvengono nell’esperienza di vita tanto quanto la natura (determinismo biologico dell’ereditarietà, che si fissa una volta per ogni individuo durante la riproduzione sessuale.
    Un’approssimazione verso la risoluzione della controversia natura-educazione è ora possibile con il riconoscimento di questo concetto cruciale fra l’eredità deterministica di tutti i geni, rispetto all’espressione di alcuni geni in risposta alle condizioni mutevoli della vita.
    L’applicazione della nuova tecnologia dei chip genici (Brown e Bolstein, 1999), permette ora di approfondire la nostra comprensione di entrambe, la natura e l’educazione delle esperienze e determinare quali geni sono espressi (indotti), quali sono spenti e quali non sono interessati. 
    Da Lee e collaboratori (1999) fu realizzato uno studio illustrante la dinamica genetica dello stress, utilizzando la tecnologia dei chip genici per studiare i cambiamenti di modelli dell’espressione genica durante l’invecchiamento.  Questi ricercatori scoprirono che l’invecchiamento provoca un modello di espressione genica differenziale, con una marcata risposta allo stress e all’espressione diminuita dei geni metabolici e biosintetici.  La maggior parte delle alterazioni furono completamente o parzialmente prevenute dalla restrizione calorica.
    Fino a poco tempo fa, gli studi erano stati statistici e controversi, dato che la correlazione statistica non prova la causalità.  Con la nuova metodologia dovrebbero innanzitutto essere identificati i modelli specifici di espressione genica associati con le diverse infermità fisiche o psicosomatiche.  In seguito si paragonerebbero le liste di espressione genica associate alle approssimazioni terapeutiche.  Sarebbe un compito molto importante determinare se i metodi terapeutici modulano realmente l’espressione genica nella direzione prossima ai modelli presenti in uno stato di salute normale o ottima.

Se l’atto di vivere è una manifestazione sottile del portentoso movimento di un universo biologicamente organizzato e in permanente ‘creazione attuale’, la creatività umana potrebbe essere considerata come un’estensione di queste stesse forze biocosmiche espresse attraverso ogni individuo.  Siamo, al tempo stesso, il messaggio, la creatura e il creatore.
È giunta l’ora di assumere che la nostra grandezza non sia nello spirito, ma nell’esistenza.  E detto in modo ancora più radicale, la nostra grandezza è la nostra vita.  Dobbiamo quindi abbandonare gli approcci della psicologia della creatività, per entrare appieno nella narrativa dello straordinario. 

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La Prof. Gittith Sánchez Padilla, Dottore in Scienze, è professore Associato dell’Istituto di Scienze Biomediche del Programma di Biologia Cellulare e Molecolare della Facoltà di Medicina dell’Università del Cile di Santiago del Cile.
La Dott.ssa Sánchez è   insegnante titolare didatta di Biodanza e fa parte del Gruppo di Ricerche Scientifiche della International Biocentric Foundation.

(1) Tutti i paragrafi riportati in neretto e corsivo sono citazioni del creatore della Biodanza, Prof. Rolando Toro Araneda.

Testo  originale
Bibioteca Biocentrica – Temi scientifici  IBF
Traduzione e ri-elaborazione a cura della Redazione Associazione Biodanza Italia Dicembre  2009

autore: 
Gittith Sánchez Padilla
TAG CLOUD: 
nueroscienze
 

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